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Reading Challenge: Svuota la libreria - 5 libri in un weekend: ce l'ho fatta?

 


 Cari lettori,

È ormai diventata una consuetudine per me ogni primo weekend di giugno mettere mano alla pila sul comodino e darle una sferruzzata con una sfida di lettura.

Forse già lo sapete, ma ogni anno scelgo 5 o 6 libri brevi meglio se sotto le 200 pagine e presenti in libreria da tempo (più o meno) e mi sfido a leggerli tutti in un solo weekend. Non sempre riesco nell’impresa, ma, come si dice, l’importante è partecipare… e leggere!



Se vi interessano dei consigli di lettura brevi ma belli, io vi consiglio di dare un’occhiata alle passate challenge: quella del 2024 e del 2025 

 Il fatto è che non mi piace accumulare troppi libri e lasciarli lì per mesi o anni, mi sento in colpa. Sento anche la pressione delle persone intorno a me che mi dicono che ne ho già tanti e mi impediscono di comprarne di nuovi.

Così, oltre ai 12 libri da comodino che seleziono ogni gennaio per accompagnarmi lungo l’anno, ho deciso di inserire anche questo weekend pre-estivo per ridurre la mia pila della vergogna e riscoprire titoli dimenticati.

Sapete già come è andata?

 📚 I libri selezionati quest’anno:

Foto libri scelti

  1. Jane Austen – The Beautifull Cassandra (55 pagine);

  2. Ian McEwan – Il giardino di cemento (150 pagine);

  3. Mavi Pendibene – Frittelle di mele a mezzanotte (116 pagine);

  4. Satoshi Yagisawa – Una sera tra amici a Jimbocho (174 pagine);

  5. Banana Yoshimoto – H/H (93 pagine);

Venerdì 5 giugno: La partenza

Alle 8 del mattino, già ricevevo il primo messaggio della mia amica Anna: “Hai iniziato?” Con calma, cara, per oggi ho previsto solo un libro. Per fortuna avevo un tragitto sull’autobus da fare verso l’igienista dentale e quindi di lì a poco ho iniziato con un libro in inglese The Beautifull Cassandra, di Jane Austen.

Si tratta di una raccolta di racconti e lettere brevissime scritti da una Jane Austen adolescente, probabilmente più per divertimento che per ambizioni letterarie.

tra trame assurde, umorismo nero e parodie dei romanzi sentimentali, emerge già la brillantezza dell'autrice che sarebbe diventata. La società del suo tempo, le convenzioni sociali e la letteratura più in voga sono già nel suo mirino, osservate con un'ironia tagliente e sorprendentemente moderna. Non sono testi sempre compiuti o facili da seguire, ma difficilmente ci si annoia.

She then proceeded to a Pastry-cooks where she devoured six ices, refused to pay for them, knocked down the Pastry Cook and walked away.

Ho trovato qualche difficoltà con l'inglese, sia per l'età dei testi sia per alcune espressioni oggi desuete, ma la vivacità e la sagacia della giovane Austen arrivano comunque fino al lettore.

Voto: 3,5/5 ⭐

Sabato 6 giugno, intera giornata

Sabato ho perso tutta la mattina tra varie commissioni, però poi mi sono immersa nella lettura no-stop. Ho ripreso con quello che si è confermato essere un autore molto congeniale ai miei gusti, Ian McEwan e il suo credo primo romanzo Il giardino di cemento.

Pubblicato nel 1978, è un libro disturbante, tipico delle opere di McEwan (anche se questo è solo il secondo libro che leggo) sull’isolamento di quattro adolescenti rimasti orfani. Cosa succede quando vengono meno tutte le strutture che organizzano la vita sociale delle persone?

Sono bastate poche righe per agganciarmi alla storia. Sono rimasta spettatrice degli eventi e dei personaggi tutto il tempo.

Tom aveva paura di suo padre e stava ben dietro di me. Da poco Julie mi aveva detto che papà, adesso che era un semi-invalido, avrebbe dovuto competere con Tom per le attenzioni della mamma. Era un’idea straordinaria e ci pensai su per un bel po’. Semplice e bizzarro: un bimbo e un uomo adulto in competizione. In seguito chiesi a Julie chi avrebbe vinto e lei senza esitare rispose: - Tom naturalmente, e papà gliela farà pagare.

Voto: 4/5 ⭐

Dovevo alleggerire e allora ho preso, Frittelle di mele a mezzanotte di Mavi Pendibene.

una sorta di memoir che, per struttura e atmosfera, può ricordare La mia Africa, anche se qui il tono è molto più asciutto e per nulla romanzato.

Attraverso una serie di ricordi brevi, quasi istantanee, l’autrice ripercorre il periodo in cui la sua famiglia lasciò la città per trasferirsi in montagna, nei dintorni di Ovada. Ne emerge il racconto di una scelta di vita radicale, fatta di natura, quotidianità e piccoli episodi che restano addosso proprio per la loro semplicità.


Seduti al tavolo della cucina guardiamo il gatto, il cane, il cavallo e due galline che ci spiano dai vetri della finestra. Come i musicanti di Brema.

Non fatevi fuorviare dal titolo né dalla splendida copertina: dietro c’è un libro sorprendentemente vivace, a tratti molto divertente, che gioca proprio sul contrasto tra aspettative “bucoliche” e realtà concreta. E alla fine lascia addosso una strana tentazione: mollare tutto, ritirarsi in mezzo alla natura e sparire tra animali che probabilmente non si avrebbe nemmeno il cuore di uccidere.

Voto: 3/5

Domenica 7 giugno – ultimo giorno

Anche domenica ho iniziato in tarda mattinata, forte dell’ottimo andamento della challenge. Il quarto libro però era anche il più lungo dei 5 quindi tranquilla sì ma non troppo. Una sera tra amici a Jimbocho di Satoshi Yagisawa.

I suoi libri sono dei best seller quindi quasi certamente avrete letto I miei giorni alla libreria Morisaki, il primo libro in cui abbiamo conosciuto Takako, lo zio Satoru, la zia Momoko e tutti gli altri personaggi che popolano il quartiere Jimbocho e soprattutto la libreria Morisaki.

In questo secondo libro si parla ancora tanto di libri e librerie, di amicizia, si va a caccia di libri introvabili nelle aste e nelle fiere di libri di seconda mano, si mangia tanto ma c’è anche tempo per una nota di tristezza.

Come spesso accade nella narrativa giapponese, la morte e la perdita si intrecciano alla forza della comunità, quella rete di persone che ci sostiene e ci aiuta a trovare il coraggio di andare avanti.

Tokyo, Jimbocho. Un quartiere un po’ strano, dove quasi tutti i negozi vendono libri. File di librerie dell’usato piene di cataloghi di mostre e copioni teatrali, di testi di storia o filosofia e anche di oggetti più rari come libri antichi e vecchie mappe, ognuna unica nel suo genere. Tutte insieme sono circa centosettanta.

Voto: 3,5/5

Con una nota di malinconia, ormai quasi ad ora di cena, ho cominciato l’ultimo libro, spinta dalle sue 93 pagine: H/H di Banana Yoshimoto.

Purtroppo non leggo mai le trame dei libri prima di iniziarli e quindi non avevo idea che avessi in mano un libro contenente due racconti ("Hard-boiled" e "Hard luck") che trattassero di morte. Il primo racconto si svolge tutto nello spazio di una notte. Dopo una gita una donna giunge in un paese dove decide di pernottare. In un'atmosfera inquietante rivive momenti intensi e dolorosi del suo passato.

Nel secondo racconto la giovane protagonista si reca tutti i giorni in ospedale a trovare la sorella Kumi in coma per emorragia cerebrale. La malattia e la morte le permettono di pensare alla vita in un modo tutto nuovo, che fino a poco tempo prima non avrebbe mai immaginato.

Pur essendo il racconto meno realistico, ho preferito il primo racconto, Hard-boiled, che ha una struttura quasi da fiaba gotica, richiamando la stradina di montagna, il santuario inaspettato l'albergo isolato in montagna, i paesaggi immersi nella natura, gli incontri enigmatici: sono tutti elementi che creano un'atmosfera molto suggestiva. Ma attenzione: non horror manche se secondo me un brividino potrebbe scappare lungo la schiena.

In Hard luck, invece, Yoshimoto si concentra maggiormente sulle relazioni e sul processo del lutto. È un racconto più concreto e forse anche più universale, ma se non si entra in sintonia con i personaggi può risultare meno memorabile. Alla protagonista piacciono i tipi strani e ne incontra uno proprio nel fratello del fidanzato della sorella in coma. Buona parte della storia consiste nell'attesa, nelle visite in ospedale e nelle riflessioni della protagonista e si va anche dopo, nel riprendere la propria vita e andare avanti.



Mi accorsi allora che c’era un piccolo santuario dall’aspetto misterioso. Non c’erano statue di Jizo né di altre divinità, e ciò nonostante il santuario era adornato con offerte di fiori, gru fatte con l’origami, sakè, tutte cose che avevano l’aria di stare lì da molto tempo. Un pensiero si affacciò alla mia mente, senza che riuscissi a fermarlo. “Qui dorme una presenza terribilmente maligna che deve essere stata in questi paraggi in passato, ne sono certa.”

Voto: 3/5


La sfida di lettura si è conclusa alle 22:19 (sancita da un messaggio alla mia amica) anche se ho completamente dimenticato di celebrarla sulle storie di Instagram. Che disastro!

Non vedo l’ora di sapere cosa ne pensate della challenge, se vi piacerebbe farla, ma famiglia e lavoro ve lo impedirebbero. Ditemi in questo caso, se avete dei suggerimenti oppure, nel caso desideraste farla in un altro momento, magari di pausa o di ferie, fatemelo sapere taggandomi sui social.

Grazie per aver letto questo post dedicato a letture brevi, tutte caldamente consigliate. Consigliatemi libri brevi da leggere alla prossima challenge. Siamo sempre a corto di libri brevi.

Sempre e per sempre buone letture,

I.

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