Cari lettori,
Domenica 17 è stato assegnato il Premio Strega Europeo.
Anche se mi trovavo a Torino, mi è stato impossibile partecipare alla premiazione in quanto troppo impegnata a spendere soldi al Lingotto 🤑.
I candidati erano:
Nathacha Appanah – La notte nel cuore (Einaudi), tradotto da Cinzia Poli – Francia (Mauritius)
Leila Guerriero – La chiamata. Storia di una donna argentina (SUR), tradotto da Maria Nicola – Spagna (Argentina)
Isabella Hammad – Entra il fantasma (Marsilio), tradotto da Maurizia Balmelli – Gran Bretagna (Palestina)
Tonio Schachinger – In tempo reale (Sellerio), tradotto da Francesca Gabelli - Austria
Yael Van der Wouden – Estranea (Garzanti), tradotto da Roberta Scarabelli – Paesi Bassi
Ho parlato dei candidati al premio strega europeo in un precedentepost.
Libro vincitore:
Leila Guerriero – La chiamata. Storia di una donna argentina (SUR), tradotto da Maria Nicola – Spagna (Argentina)
456 pagine
Traduzione di Maria Nicola
Sur
Nel 1976, durante la dittatura di Videla in Argentina, la giovane militante montonera Silvia Labayru venne sequestrata, torturata e costretta a partorire in un centro di detenzione clandestino. Sopravvissuta e liberata nel 1978, dovette affrontare non solo il trauma della prigionia, ma anche il sospetto e l’emarginazione dei compatrioti in esilio, che la accusarono di aver collaborato con i suoi aguzzini.
Anni dopo, tornata in Argentina per denunciare gli abusi subiti, Labayru ha raccontato la sua storia alla giornalista Leila Guerriero, che ne ha tratto il ritratto intenso e complesso di una donna segnata dalla violenza, ma anche dall’amore, dalla politica, dagli affetti e dalla volontà di ricostruire la propria vita.
Incipit
Comincia con un canto in latino, su una terrazza. C’è vento a Buenos Aires la sera del 27 novembre 2022. La terrazza è il tetto di un edificio a due piani che conserva una salda coscienza della sua bellezza con l’orgoglio delle costruzioni d’altri tempi. Ci si arriva percorrendo un lungo passaggio coperto da lastre di vetro annerite dalla fuliggine – un dettaglio umanizzante, un difetto necessario – e salendo una scala, un’ascensione virtuosa di marmo bianco. Incastonata al centro dell’isolato cittadino, la terrazza sembra una zattera circondata da grandi onde di edifici più alti. Tutto appare armoniosamente prosciugato da un design ascetico (non c’è da stupirsene: due delle persone che vivono in questa casa sono architette): canne di bambù, rampicanti, lunghe panche, sedie pieghevoli di tela, un divano da esterni con cuscini bianchi. Il tavolo, di legno grezzo, è stato allestito sotto un tendone agitato da quella che prima era una brezza e ora è un vento fresco che disperde il caldo ingovernabile di questa tarda primavera australe. Sulla griglia arrostiscono a fuoco lento salsicce, pollo, un filetto di manzo. Ogni tanto il padrone di casa, il fotografo Dani Yako, va a controllare il procedere della cottura. Come sempre, è vestito di nero: polo Lacoste, jeans. Qualche anno fa aveva un paio di baffi vistosi. Ora si è fatto crescere una barbetta corta, ma porta gli stessi occhiali con la montatura spessa. Quando torna al tavolo gli bastano due o tre parole colte al volo per reinserirsi nella conversazione. Ovvio: conosce quasi tutti i suoi ospiti dal 1969, quando aveva tredici anni.
Leila Guerriero è considerata una delle più importanti giornaliste narrative latinoamericane contemporanee. Nata in Argentina nel 1967, ha iniziato quasi per caso: inviò un suo testo alla redazione del quotidiano Página/12 e venne assunta pochi giorni dopo. È famosa per il suo stile a metà tra giornalismo e letteratura: i suoi libri sono inchieste reali, ma scritte con la profondità psicologica e la tensione narrativa di un romanzo.
Per scrivere La llamada, Guerriero ha intervistato Silvia Labayru e decine di persone legate alla sua storia per oltre due anni. Inizialmente il progetto doveva essere soltanto un articolo per El País, ma il materiale raccolto era troppo vasto e complesso.
Una delle particolarità del libro è che non racconta soltanto gli orrori della dittatura argentina, ma anche la difficoltà di sopravvivere dopo: Silvia Labayru, infatti, venne guardata con sospetto perfino da altri esuli e militanti perché era sopravvissuta alla ESMA.
Una curiosità molto forte riguarda il titolo: “La llamada” (“La telefonata”) si riferisce alla chiamata che Silvia riuscì a fare al padre durante la prigionia, episodio che contribuì a salvarle la vita.
Altri vincitori del premio Strega europeo:
Prossimi appuntamenti:
3 giugno cinquina finalista al premio Strega
8 luglio finale premio Strega
Fatemi sapere se conoscevate già
La chiamata
o se vi incuriosisce.
Noi ci leggiamo presto,
I.


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