Shida Bazyar
265 pagine
2016
Fandango libri
4/5
Cinquina finalista del Premio Strega Europeo 2024
Shida Bazyar
Shida Bazyar (nata nel 1988 a Hermeskeil, Renania-Palatinato) è una scrittrice tedesca di origini iraniane. La sua opera esplora temi di migrazione, identità e giustizia sociale, con un linguaggio incisivo che unisce memoria familiare e critica contemporanea.
La storia segue Behsad e la sua famiglia attraverso più punti di vista in quarant’anni di Storia iraniana. Ogni parte è narrata da un personaggio e ambientata in un anno chiave, così che la vicenda privata diventi anche il ritratto di un paese che cambia.
Il romanzo si apre nel 1979 con Behsad, giovane comunista coinvolto nella Rivoluzione iraniana del 1979. Il suo sguardo è quello dell’entusiasmo e dell’idealismo: crede nella possibilità di costruire una società più giusta e partecipa alle manifestazioni con gli amici, tra discussioni politiche e tensioni crescenti. Ma presto si accorge che la rivoluzione non appartiene a tutti allo stesso modo e che il nuovo potere religioso guidato da Ruhollah Khomeini non lascia spazio agli oppositori.
*Ruhollah Khomeini fu un religioso sciita e rivoluzionario iraniano fondatore della Repubblica Islamica dell’Iran e suo primo rahbar (Guida Suprema). Khomeini impose una rigorosa islamizzazione dei costumi, limitò i diritti civili e represse l’opposizione.
Molti giovani, all’epoca, entrarono nei gruppi rivoluzionari religiosi, alcuni diventarono membri di milizie o squadre di repressione cambiando radicalmente non solo la politica del Paese ma anche i rapporti familiari e di amicizia. Inizia un periodo buio di arresti ed esecuzioni capitali soprattutto di persone che si opponevano al regime. Per questo motivo la famiglia scappa.
Una semplice decisione di un semplice uomo, un semplice Ayatollah basta perché quasi tutti i detenuti vengano trucidati, da un momento all’altro. Adesso chi deve fare la rivoluzione?, mi passa di nuovo per la testa, chi farà la rivoluzione vera e giusta, se tutti sono stati impiccati?
Nel 1989 la voce passa a Nahid: lei e Behsad si sono sposati e hanno due figli, Laleh e Morad. La rivoluzione è ormai alle spalle e la famiglia vive in Germania. Il suo capitolo racconta soprattutto l’esperienza dell’esilio: la nostalgia per il paese lasciato, la fatica di costruire una nuova vita e la sensazione di essere sospesi tra due mondi. Gli emigrati iraniani ascoltavano le notizie attraverso le radio straniere, discutevano continuamente di politica e cercavano di capire cosa stesse succedendo nel loro paese.
Con Laleh, nel 1999, il punto di vista cambia ancora. Lei appartiene alla generazione nata o cresciuta in Europa, per la quale l’Iran è soprattutto una memoria familiare fatta di racconti, nostalgia e silenzi. Il romanzo mostra così il conflitto identitario dei figli dell’esilio, divisi tra la cultura dei genitori e quella del paese in cui vivono. I figli degli esuli ereditano conflitti politici che spesso non comprendono davvero, perché per loro non sono più una questione immediata di vita o di morte, di libertà o repressione.
Nel 2009 parla Morad, detto Mo, ormai adulto.
La sua prospettiva riflette una generazione politicamente sensibile ma distante dall’esperienza diretta della rivoluzione. Attraverso internet e i notiziari segue le proteste in Iran contro il presidente Mahmoud Ahmadinejad e le elezioni contestate che vedono protagonista l’oppositore Mir-Hossein Mousavi. La politica diventa così qualcosa che si vive a distanza, tra immagini, notizie confuse, video e discussioni.
* Mahmoud Ahmadinejad presidente della Repubblica Islamica dell’Iran dal 2005 al 2013. Figura chiave del conservatorismo islamico iraniano. Nel secondo mandato, Ahmadinejad entrò in conflitto con la Guida Suprema Ali Khamenei, che ne limitò progressivamente l’influenza. Dopo la fine della presidenza, venne nominato nel Consiglio per il Discernimento dell’Interesse del Regime ma fu ripetutamente squalificato dalla candidatura presidenziale.
*Mir-Hossein Mousavi politico, architetto e artista iraniano. È stato l’ultimo primo ministro dell’Iran (1981–1989) e una figura chiave del movimento riformista, noto per il suo ruolo nelle elezioni presidenziali del 2009 e nella successiva nascita del Movimento Verde.
L’epilogo chiude il cerchio con lo sguardo della generazione più giovane, mostrando quanto il peso della storia continui a influenzare anche chi non l’ha vissuta direttamente.
Più che un romanzo tradizionale, Di notte tutto è silenzio a Teheran è un racconto corale sulla memoria, sull’esilio e sul passaggio tra generazioni. Attraverso le voci della stessa famiglia, il lettore attraversa rivoluzione, repressione, diaspora e nuove proteste, scoprendo come la grande storia si rifletta nella vita quotidiana delle persone.
Di notte tutto è silenzio a Teheran. Durante il giorno c’è tanto rumore. Sono così rumorose le persone dentro casa, così rumorosa la loro voce, se riguarda cose poco importanti, così rumorosa la loro rabbia, se riguarda cose importanti. Così rumorosa la loro risata, le loro grida, così rumorose le loro frasi di cortesia che buttano fuori come fosse respiro. Così rumorosa la loro presenza come un corpo avvolto di stoffa in uno spazio sicuro, così rumoroso lo sbattere delle stoviglie, mentre cucinano, mangiano, mentre bevono il tè, uno sbattere secco e argentino. Per strada, un baccano spaventoso, le carreggiate intasate, i clacson, nonostante i cartelli che vietino di suonarli, le urla e le imprecazioni, l’aria pesante che sembra produrre confusione in testa, i gas di scarico nei polmoni, la sensazione costante di essere qualcosa di pesante e di portarlo addosso. Le mani che tornano continuamente a toccare il velo sulla testa, che tengono fermo il mantello, che abbassano le maniche. Sono belle nei loro abiti, si mantengono moderne. Mi sento informe, una sensazione abituale fino a un paio di anni fa e che da dopo l’ottava classe è passata, l’avevo completamente dimenticata.
Di notte tutto è silenzio a Teheran. Da una settimana passiamo fuori ogni sera, andiamo a zonzo e gironzoliamo, si direbbe in Germania, serate con picnic nel parco, circondati da così tante altre famiglie e bambini.

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