Il Compagno
Cesare
Pavese
Einaudi, 1947
164 pagine
⭐3/5
📌 Cesare Pavese
Cesare Pavese è stato
uno degli scrittori italiani più importanti del Novecento, capace di
raccontare come pochi il senso di inquietudine e di ricerca che
attraversa l’uomo moderno. Nato nelle Langhe, ha sempre mantenuto
un legame profondo con la sua terra, che nei suoi libri diventa
memoria, mito e rifugio.
📖 Lavorò a lungo per Einaudi,
contribuendo a far conoscere in Italia autori americani come Ernest
Hemingway e William Faulkner.
Il romanzo è diviso in due parti. La prima, ambientata a Torino, è quella che mi ha convinta meno: serve a delineare i personaggi e introdurre il protagonista e il suo ambiente. La seconda, ambientata a Roma, è più interessante per maturità e azione, ma risulta comunque troppo frettolosa e un po’ raffazzonata.
Il protagonista è Pablo, un ragazzo che di mattina lavoricchia
nella tabaccheria dei genitori e la sera suona la chitarra con gli
amici.
🎸 Il suo essere musicista riflette anche l’interesse
di Pavese per la cultura popolare e per le figure “irregolari”,
lontane dall’eroismo tradizionale.
Quando il suo amico Amelio ha un incidente, Pablo conosce Linda,
la sua fidanzata, di cui si innamora, senza essere ricambiato.
Si
trasferisce poi a Roma, oppressa dal fascismo, in cerca di lavoro, e
qui entra in contatto con la Resistenza dei Rossi. È il tempo del
risveglio politico, della presa di coscienza. Ma resta sempre uno
spettatore: ascolta, frequenta, aiuta, senza diventare mai davvero
parte attiva.
🔁 Il Compagno è spesso considerato una sorta di anticamera tematica di La casa in collina: non tanto per la trama, quanto per il modo in cui affronta il rapporto tra individuo e Storia.
Il libro affronta il tema della Resistenza, ma è anche un romanzo di formazione: Pablo passa da una vita superficiale alla scoperta dell’impegno politico.
Sì dovrebbe studiare per saper fare a meno di quelli che studiano. Per non farsi fregare da loro.
Pavese racconta personaggi normali, persone qualunque, che potrebbero essere chiunque di noi messi in quel contesto. Non sono eroi, ma individui che spesso si sentono incapaci di incidere davvero sulla realtà: osservano, riflettono, a volte si lamentano, ma faticano ad agire, come se ogni scelta arrivasse sempre un passo troppo tardi.
Tuttavia, più che un coinvolgimento emotivo, il romanzo mi ha lasciato una sensazione di distacco: interessante per i temi che affronta, ma poco incisivo sul piano narrativo.
Sono l’unica a restare sempre un po’ fredda davanti a Pavese?

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