Anne di Avonlea
Lucy Maud Montgomery
Lettere Animate,
1909
Anna dai Capelli Rossi #2
310
pagine
⭐ 4,5/5
📌 Lucy Maud Montgomery
Lucy Maud Montgomery (1874–1942) è una scrittrice profondamente legata ai luoghi e all’immaginazione. Cresciuta nell’Isola del Principe Edoardo, ha trasformato i paesaggi della sua infanzia in uno spazio letterario vivo, capace di accogliere emozioni, crescita e nostalgia. Spesso considerata un’autrice per ragazzi, Montgomery parla in realtà anche agli adulti: nei suoi romanzi il passaggio all’età adulta non è mai privo di dubbi, rinunce e piccoli dolori. In Anne di Avonlea questo emerge con particolare forza: Anne cresce, cambia, si confronta con il mondo, ma senza perdere quella capacità di guardare la realtà con stupore. La sua è una scrittura delicata e luminosa, ma mai ingenua: un modo gentile e resistente di abitare il mondo.
Trama
Secondo volume della serie dedicata ad Anne Shirley, Anne di Avonlea racconta i due anni in cui Anne presta servizio come insegnante nella scuola del paese. Avevamo lasciato Anne decisa a restare ad Avonlea, accanto a Marilla, per aiutarla nella gestione della fattoria e accantonare, almeno per il momento, il progetto di proseguire gli studi. In questo nuovo capitolo la ritroviamo alle prese con le responsabilità dell’età adulta, con i piccoli equilibri di una comunità che cambia e con il tentativo di conciliare doveri e desideri, senza smettere di essere sé stessa.
Il romanzo si apre con una scena divertente e una nuova conoscenza: il burbero e tirchio signor J. A. Harrison, che inizialmente non conquista certo la simpatia di Anne (né quella delle vicine). Eppure, come spesso accade ad Avonlea, un piccolo incidente sarà l’inizio di un legame inaspettato.
Quando penso che qualcosa di bello accadrà mi pare di volare sulle ali dell’aspettativa; e poi all’improvviso mi accorgo di cadere giù sulla terra con un tonfo. Ma veramente, Marilla, la parte del volo è meravigliosa finché dura… è come planare attraverso un tramonto. Credo che ripaghi quasi per il tonfo.
Anne è cresciuta, e con lei i suoi amici. Si percepisce un desiderio di emancipazione: nasce l’idea di un’associazione per il miglioramento del paese, un progetto condiviso con Gilbert e Diana, che permette di conoscere meglio gli abitanti di Avonlea e di osservare dinamiche, generosità e piccole meschinità.
La parte che più mi ha colpita è il percorso di Anne come insegnante. Si trova davanti a bambini di età diverse e cerca di adottare metodi innovativi, meno rigidi e meno punitivi rispetto alla tradizione. Proprio su questo nasce una discussione con Gilbert: confesso che sono rimasta delusa nel vederlo non del tutto contrario alle frustate. È uno di quei momenti in cui il libro mostra quanto i personaggi stiano entrando in un territorio più complesso, meno idealizzato.
Montgomery inserisce molti rimandi al primo volume, quasi a voler rendere i libri leggibili anche separatamente, ma senza perdere la continuità affettiva che lega il lettore ad Anne.
L’arrivo dei gemelli, Davy e Dora, adottati da Marilla, introduce nuove dinamiche. Davy, con il suo continuo “lo voglio sapere” e le sue monellerie, mi ha irritata più che divertita: maleducato, prepotente, lontanissimo dalla fantasia luminosa di Anne. Al suo opposto c’è Paul Irving, il pupillo di Anne, che ripete “voi lo sapete” con una fiducia tenerissima. Paul è precoce, sognatore, quasi etereo: il contrasto tra lui e Davy è evidente e significativo.
E poi c’è Gilbert. Crescere significa anche accorgersi che l’amico di sempre non è più un ragazzino.
Ebbe l’improvvisa consapevolezza che Gilbert non era più un ragazzino. E come sembrava virile… la figura alta, dal viso franco, con gli occhi limpidi e onesti e le spalle larghe. Anne pensava che Gilbert fosse un ragazzo molto bello, sebbene non avesse del tutto l’aspetto del suo uomo ideale.
Mentre Anne prende lentamente coscienza dei propri sentimenti, Gilbert sembra avere le idee molto più chiare:
Se a Gilbert avessero chiesto di descrivere la sua donna ideale la descrizione avrebbe corrisposto punto per punto ad Anne, anche con quelle sette minuscole lentiggini la cui odiosa presenza continuava a vessare l’animo di lei.
Il loro rapporto si fa più disteso, più profondo, e accompagna con delicatezza questa fase di transizione.
E a proposito di lentiggini, non mancano piccoli incidenti che rievocano i capelli verdi del primo libro. Anne è sempre così spassosa.
Anne di Avonlea mi ha riportata a casa con le sue atmosfere romantiche e divertenti; una vita semplice ma non facile fatta di alti e bassi come quella di tutti, con sempre nuove sfide e amicizie. Pur non essendo legato alla mia infanzia come è invece il primo libro, riesce sempre a regalarmi spensieratezza e libertà.
A che serve un’immaginazione se non per consentire di sbirciare nella vita attraverso gli occhi delle altre persone?

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